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Come cambia il turismo del vino

Home Blog | 14 Mar 09 | Rubrica: lifewine

Sabato 31 marzo 2007, nel Centro Congressi Europa – Sala Vivaldi – Vinitaly e Movimento Turismo del Vino hanno presentato la conferenze Come cambia il turismo del vino.

Si è fatto un punto della situazione del turismo agrituristico ed enogastronomico italiano, portando alla luce alcuni dati interessanti in merito al presente e al futuro di queste due attività che da quasi un decennio hanno assunto un ruolo importante nel turismo italiano.

Intorno all’agriturismo esiste un giro d’affari di € 7.970.000.000 relativo alla sola attività di ospitalità, ristorazione e servizi senza contare il valore di eventuali acquisti, mentre, per il turismo enogastronomico, invece, il giro d’affari è di

€ 2.500.000.000 con una previsione di crescita dell’8% in termini di visitatori e del 10% per quanto riguarda il fatturato. Prendendo in considerazione l’analisi di dati Istat e Agriturist (Confagricoltura), si può notare che nel periodo 2001-2005 l’offerta, e quindi la nascita di nuove aziende agrituristiche, aumenta se messa in relazione all’anno precedente.

Nel 2005 si registra un rallentamento che sarà seguito nell’anno successivo da una buona ripresa (2005-2004 5,5% ; 2006-2005 6,8%).

Il mondo dell’agriturismo presenta una propensione alla crescita della varietà e della specificità dei servizi offerti.

Ciò sta a significare che nonostante il target di riferimento sia soprattutto quello delle famiglie, in questo modo si soddisfano le esigenze più diverse: fattoria didattica, terapie specifiche per bambini disabili, vacanze per bambini non accompagnati. Nei due settori presi in considerazione, la fidelizzazione del cliente è molto scarsa poiché il visitatore difficilmente tornerà in strutture e luoghi che ha già visitato.

Di conseguenza, si verifica un pesante turnover di clienti e se ne deduce che l’azienda necessiti di visibilità per raggiungere il maggior numero di potenziali visitatori. Internet diventa quindi il mezzo di comunicazione preferito per le aziende agrituristiche, le quali mediamente sono presenti in quattro-cinque portali diversi, in guide e pubblicazioni specializzate. Nonostante la fidelizzazione non sia una caratteristica propria dell’agriturismo e dell’enoturismo, esiste comunque una percentuale, soprattutto di italiani, che si affeziona ai luoghi già visitati.

Tale quota va a incidere sul complesso dei frequentatori (italiani + stranieri) per un 32,1 %, comunque al di sotto di quella riferita alle vacanze (42,0%). Non è semplice descrivere la realtà del turismo del vino in termini di domanda, in quanto non si hanno a disposizione fonti che registrano il numero assoluto di persone che in un anno frequentano gli agriturismi. Se ne ricava che è difficile definire la quantità e il valore economico di tale fenomeno.

Si può solo sapere che il numero di persone coinvolte è inferiore al numero degli arrivi (se una persona visita due agriturismi viene contata come se fossero due presenze diverse) e che non vengono contate le presenze delle persone che non pernottano, ma godono l’ospitalità in termini di degustazione, ristorazione, acquisto di prodotti, etc. L’enogastronomia ha un ruolo di rilievo tra le attività svolte in agriturismo, ma non sembra essere il principale motivo di decisione del turista.

L’intermediazione nell’ambito dell’agriturismo non ha un grande successo perché il visitatore dà più valore all’esperienza personale di terzi, al passaparola ed a ciò che si dice sul web.

Relativamente all’offerta agri ed enoturistica, le tendenze possono essere suddivise secondo uno schema che delinea i punti di forza, di debolezza, i rischi e le opportunità dei settori in questione.

Uno dei punti di forza è sicuramente il target: è ben definito (famiglie) e utilizza molto internet.

Grazie a ciò, l’azienda può facilmente proiettarsi verso il turista estero offrendogli sia i propri prodotti che un insieme di attrattive complementari come l’enogastronomia, le bellezze paesaggistiche ed architettoniche del territorio.

Tuttavia, le ridotte dimensioni dell’impresa, la sottoutilizzazione della struttura, la scarsa integrazione con altri tipi di offerta turistica e l’insufficiente incidenza dell’intermediazione mostrano i punti di debolezza del settore agrituristico.

Quest’ultimo rischia, quindi, di rimanere legato solamente al turismo “fai da te” ed essere, di conseguenza, espulso dai cataloghi dei tour operator con il risultato che si possa registrare una migrazione del turismo estero verso località sotto questo aspetto più organizzate. Pertanto, si presentano delle opportunità relative all’incremento dell’intermediazione, all’allargamento a target diversi, per esempio il turismo business, cercando di valorizzare al meglio l’enogastronomia e la specificità agrituristica, magari concentrandosi sul turismo didattico-esperienziale. Secondo dati Istat e dati forniti da organizzazioni quali Agriturist, Coldiretti e Confederazione Italiana Agricoltori si può stimare, al 2005, una ripartizione degli agriturismi secondo la tipologia di prodotti venduti.

Si osserva che la vendita di vino, da solo o con altri prodotti, interessa il 42,6% delle aziende agrituristiche italiane: ciò significa che quasi la metà di queste è in qualche modo legata alla produzione enologica.

In questa stima, troviamo che il Veneto è al quarto posto, dopo Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria, per numero di aziende agrituristiche presenti e al secondo posto, dopo il Friuli Venezia Giulia, per quantità di agriturismi che vendono solo vino.

Non si hanno a disposizione dati certi, invece, per quanto riguarda il significato economico e organizzativo che il vino assume nella dimensione delle vendite dirette in agriturismo.

Occorre, però, tenere presente due aspetti importanti: da un lato, le valutazioni circa il valore delle vendite dirette nell’agriturismo e nel turismo enogastronomico, e, dall’altro, la dimensione che questo tipo di distribuzione assume nell’azienda.

Si può parlare, comunque, di un valore di acquisto di vino da parte di agrituristi ed enoturisti pari a circa € 1.830.000.000, con una previsione di sviluppo ad un tasso di crescita annua di poco superiore all’8%.

Il punto centrale per la crescita di questa attività è il tipo di pressione che si può esercitare per lo sviluppo del mercato agrituristico e la strategia che deve essere adottata a livello generale.

Quest’ultima, infatti, non può indirizzarsi solo verso l’aumento dell’offerta in termini di capacità ricettiva e servizi, ma deve essere uno stimolo per la domanda, altrimenti il solo aumento della disponibilità accentuerà la concorrenza tra le aziende le quali vedranno diminuire i propri arrivi a causa delle maggiori opportunità di “migrazione sul territorio” offerta agli agrituristi.

Inoltre, la strategia non deve basarsi soltanto sulla vendita diretta all’agriturista, perché come si è già detto la fidelizzazione non è caratteristica di questo settore.

Quindi, per l’affermazione dell’agriturismo del vino come componente fondamentale per lo sviluppo del settore agrituristico in generale, si manifesta la necessità di fare sistema con iniziative consortili, occorre trovare soluzioni operative per un’intermediazione qualificata e diffusa anche a livello internazionale e, infine, bisogna che le aziende mantengano la propria comunicazione sul web costantemente aggiornata.

 

In conclusione, degno di nota, l’intervento di Donatella Cinelli Colombini che citando il proprio libro Marketing del turismo del vino, ha presentato una panoramica dello scenario turistico internazionale prevedendo l’entrata di nuovi mercati per il turismo del vino, un aumento dei consumi di enogastronomia della spesa turistica giornaliera e una crescita della domanda di vacanze a tema enogastronomico.


 Infine, sostiene che per avere successo con la clientela, oltre ad avere una buona offerta di prodotti, occorre progettare e gestire l’accoglienza in cantina e curare le relazioni esterne.

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